Citazioni

“La forza del Tai Chi è fatta di centratura e rilassamento, di solido contatto con la terra, di presenza lucida e calma…

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All’inizio l’allievo deve concentrarsi sul movimento, per non interrompere il flusso dell’energia.
Poi, pian piano, il movimento acquista una vita propria, l’energia traccia i propri percorsi, come un fiume che scorre nel proprio alveo.
Non occorre più alcuno sforzo cosciente e l’attenzione è libera di volgersi all’interno, di rigenerarsi nel silenzioso fluire del movimento…

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Solo quando si è estremamente sensibili e soffici si può diventare inamovibili e resistenti.
Solo quando conoscerete veramente come inspirare ed espirare sarete in grado di muovervi in modo leggero e armonioso…
Il bacino è il centro di gravità del movimento; il peso si sposta in continuazione da una gamba all’altra, evitando l’errore di una distribuzione uguale e statica…

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Per sprigionare la forza è necessario restare calmi e rilassati, permettendo al centro di gravità di affondare verso il basso …” (1)

(1)  T. Horvitz, S. Kimmelman, H.H. Lui, “Tai Chi Chuan”, Ed. Red, Como.

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Il Tai Chi è meditazione in movimento.
La meditazione ci insegna ad ascoltare quell’energia interna che non è stata condizionata dalle regole e dai doveri sociali e ci permette di “essere”, invece di avere continuamente da “fare”.

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Il Tai Chi è un’Arte cinese millenaria, una Via meditativa fatta di movimento rigeneratore, equilibrio, gentilezza, eutonia, respiro, luce, vibrazione, armonia.
Il Tai Chi permette di armonizzare gli opposti, i quali non risultano più conflittuali, distruttivi ed ingestibili, ma complementari, vicendevolmente utili e gestibili.
Ciò è possibile perché il Tai Chi naturalmente porta una visione superiore di sè, degli altri e degli eventi.
Il Tai Chi è un fenomeno di spaziosità in cui ognuno si situa e si evolve secondo il proprio ritmo di sviluppo, biologico, psicologico, spirituale.

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Nel suo alternarsi di yin e di yang, il Tai Chi rappresenta l’alternarsi degli eventi della vita.
Il Tai Chi è fatto di figure e di passaggi fluidi da figura a figura.
Spesso l’allievo preso dall’esecuzione delle varie figure, trascura i passaggi dalle une alle altre.
Quand’è così, al suo Tai Chi manca qualcosa.
Passare da una figura all’altra nel Tai Chi, passare da una situazione all’altra nella vita, esige la massima attenzione, la massima cautela.
Facciamo un’osservazione.
Il famoso “colpo della strega” provoca quel tremendo mal di schiena che molti hanno provato una mattina alzandosi dal letto: non quand’erano a letto, non quand’erano in piedi fuori dal letto, ma proprio nella fase di passaggio da una situazione all’altra.
Proviamo a rivedere il nostro Tai Chi, teniamo ben presenti anche le fasi di passaggio da una situazione all’altra.
Il Tai Chi acquisterà un significato nuovo.
Spostiamoci ancora dallo yin e lo yang del Tai Chi allo yin e lo yang della vita.
Tutti noi, solitamente, dormiamo di notte e vegliamo di giorno; da oggi in poi, quando siamo a letto, proviamo tranquillamente ad osservare come avviene il passaggio dallo yang allo yin, dalla veglia al sonno.
Osserviamo cosa accade al nostro essere mentre la nostra coscienza lentamente declina fino a dissolversi, fino a trasformarsi in sonno, in incoscienza.
E’ come un tramonto.
Non perdiamoci lo spettacolo di questo tramonto interiore.
E’ così denso di significati.
E la mattina dopo, quando ci svegliamo, proviamo a seguire il passaggio dallo yin allo yang, stiamo a vedere come si dissolve l’incoscienza e ricompare la coscienza.
E’ l’alba del nostro essere, non perdiamocela

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Il Tai Chi è un ritorno, un ritorno a casa, un ritorno alla casa che ognuno ha sempre abitato, ma che forse non ha mai conosciuto a fondo: il proprio essere.
Il Tai Chi è un ritorno al proprio centro, un ritorno all’equilibrio originario, alla perfezione e alla semplicità originarie.
Xavier: “Dunque, è questa la meta? E quando vi si arriva, cosa succede?”
Quando vi si arriva, ci si accorge che la meta non è più tale. La meta si è trasformata in un punto di partenza

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“Lao Tze afferma ed avverte nel primo capitolo del Tao Te Ching che “il Tao che può essere detto non è il vero Tao”.
Allo stesso modo il Tai Chi che può essere definito non è il vero Tai Chi.
Nessuno può dire una volta per tutte cosa sono l’arte, la danza, la vita e l’amore.
Ognuno di noi le sperimenta in modo singolare, unico ed irripetibile.
Le percezioni e le sensazioni sono soggettive.
Spesso le persone mi chiedono cos’è il Tai Chi ed io rispondo utilizzando delle immagini, delle metafore o facendo degli esempi tratti dalla vita quotidiana.
Per me il semplice atto di sbucciare una cipolla può diventare un’azione e un movimento Tai Chi quando lo si esegue con consapevolezza e divertimento.
Allo stesso modo lavando il pavimento o i piatti con movimenti semplici e circolari pratichi una delle più belle forme di Tai Chi.
Il Tao ed il Tai Chi sono ineffabili e misteriosi.
Quanto più cerchi di afferrarli, possederli ed impossessartene definitivamente, tanto più sfuggono alla tua presa.
E’ come se tentassi di afferrare e trattenere l’acqua fra le mani; finirà comunque per scivolare via.
Ci sono domande a cui non si può rispondere.” (2)

(2) G. Urselli, “Tai Ji, Danzare La Vita”, Infinito Editori, Torino.